Premio letterario

In ogni storia c’è un grande romanzo. A trovare il migliore, tra decine di opere letterarie italiane e internazionali, si dedica, con passione, rigore e curiosità, il Premio Lupicaia del Terriccio - Il Romanzo della Storia.

Il Premio riconosce la migliore opera di narrativa storica in lingua italiana, inglese o francese dell’anno, e si tiene a giugno a Castellina Marittima, presso le cantine Castello del Terriccio. Omaggio alla grande scuola del romanzo storico, il Premio intende riconoscere il valore del tempo, dimensione fondamentale lungo la quale si dispiegano le vicende degli uomini e le loro azioni, secondo una traiettoria tanto più ragionevole quanto più è unica e forse eccentrica. Cercando nel passato le tracce del nostro futuro.

IL PREMIO

La seconda edizione del Premio Lupicaia del Terriccio - Il Romanzo della Storia si è tenuta il 18 giugno 2016 presso il Castello del Terriccio. Presidente del Premio è Gian Annibale Rossi di Medelana, che guida la tenuta e sostiene interamente la realizzazione del riconoscimento.

 

 

Gian Annibale Rossi: “l’aver istituito questo Premio è un modo per riconoscere il valore del tempo, dimensione fondamentale lungo la quale si dispiegano le vicende degli uomini e le loro azioni, attraverso un atto di amore e di generosità verso l’opera letteraria”.

 

Il Premio è un omaggio alla grande scuola del romanzo storico. Il Premio intende riconoscere la migliore opera di narrativa storica in lingua italiana, inglese o francese dell’anno. Tale opera dovrà trovare ambientazione tra il 1066 - anno della battaglia di Hastings - e il 1815, quando il Congresso di Vienna mette fine all’esperienza napoleonica. Maggiori informazioni sulle condizioni di partecipazione al concorso si trovano nel regolamento, scaricabile nella apposita sezione del sito.

REGOLAMENTO

Il Premio Lupicaia del Terriccio è aperto a tutte le case editrici italiane. Fino al 31 marzo 2016 ogni casa editrice potrà proporre all’organizzazione del Premio una o più opere, rivolgendosi alla segreteria all’indirizzo segreteria@premioterriccio.it. La Giuria procederà allora all’esame delle opere e alla selezione di tre romanzi finalisti, i cui Autori saranno invitati a partecipare alla finale del Premio, il 18 giugno 2016, presso le cantine del Terriccio, a Castellina Marittima (Pisa), con la proclamazione a sorpresa del vincitore.

 

L’autore dell’opera vincitrice della prima edizione del Premio Terriccio riceverà una somma di ventimila Euro. I due autori finalisti non vincitori riceveranno una somma di tremila Euro.

GIURIA

Isabella Bossi Fedrigotti

 

Isabella Bossi Fedrigotti è nata a Rovereto (Trento) e vive a Milano dove scrive per il Corriere della Sera. Ha esordito nella narrativa nel 1980 con il romanzo Amore mio uccidi Garibaldi, seguito nell’ ‘83 da Casa di guerra, nel ‘91 da Di buona famiglia con il quale ha vinto il Premio Campiello. Nel ‘96 ha poi pubblicato Magazzino vita, nel ‘98 la raccolta di racconti Il catalogo delle amiche, nel 2001 Cari saluti, nel 2003 La valigia del signor Budischowsky, nel 2008 Il primo figlio. Del 2010 è una raccolta di racconti dedicati ai bambini. Se la casa è vuota, del 2012 I vestiti delle donne, del 2013 un libro per ragazzi, Gli altri ed io, del 2015 Quando il mondo era in ordine. Ha inoltre partecipato a un volume a più voci sull’handicap infantile intitolato Mi riguarda (e/o) e tiene una rubrica quotidiana (Dalla parte del cittadino) di colloquio con i lettori sull’edizione milanese del Corriere e un forum di conversazione (Così è la vita) sul Corriere on line.

Niccolò Capponi

 

Niccolò Capponi è fiorentino, con tutte le caratteristiche positive (poche) e negative (moltissime) della razza gigliata. Con oltre mezzo secolo di storia personale e ottocento anni di quella familiare sulle spalle, si picca di conoscere la musa Clio abbastanza per potersi permettere di darle del “tu”. Insegna in istituti universitari per stranieri, occupa il suo tempo scrivendo testi di storia narrata e tirando il collo a bottiglie di vino qualitativamente superiore. Tra i suoi libri: Al traditor s’uccida. La congiura de’ Pazzi, un dramma italiano (Il Saggiatore, 2014); Una pura questione di mortadelle. Saggio d’eresia storica (Bietti, 2013); La battaglia di Anghiari. Il giorno che salvò il Rinascimento (Il Saggiatore, 2011); Lepanto 1571. La Lega santa contro l'impero ottomano (Il Saggiatore 2008).

Andrea Kerbaker

 

Milano, 1960. Autore di libri di narrativa - Fotogrammi, 1996, Pater Familias, 2001, la trilogia Diecimila, 33⅓ e 70, (2003-2004), Una notte di dicembre, 2005, Coincidenze, 2008, La rimozione, 2016 – e di saggistica (Lo stato dell’arte, 2007, Bufale apocalittiche, 2008, Lo scaffale infinito, 2013, Breve storia del libro a modo mio, 2014). Dopo aver lavorato per 20 anni nella comunicazione e nell’organizzazione culturale dell’industria privata, ora insegna Istituzioni e Politiche Culturali all’Università Cattolica di Milano, anima la Kasa dei Libri dove tiene la sua collezione di oltre 25.000 volumi e collabora col Corriere della Sera, con Sette e col supplemento domenicale del Sole/24 Ore.



Rossella Sleiter Caracciolo

 

IGiornalista, fin dai giorni della sua fondazione a Repubblica, prima nelle pagine dell'inserto Week- end. Diretto da Sergio Frau, che Piero Ottone definì il migliore inserto dei quotidiani nazionali, poi al Venerdì di Repubblica, oggi ci collabora con la rubrica fissa dedicata ai Giardini: piante, giardini storici, pezzi di paesaggio recuperati o da recuperare, questi i suoi temi preferiti. Per l'editore Mondadori è uscito un libro, Cercatemi in giardino, che raccoglie oltre cento dei suoi ritratti di piante e di cercatori di piante. Ha fatto parte della giuria del premio fiorentino “Il monito del giardino”, e della giuria del Premio “Il parco più bello”. Entrambi non danno grandi soddisfazioni economiche a chi li vince, ma prestigio e visibilità. Si è divertita in passato a curare e far pubblicare- a volte anche a redarre, guide curiose, come quella sullo shopping a Roma e a Napoli, distribuite dal settimanale L'Espresso, e quella su New York per il mensile Capital, al quale ha collaborato per qualche anno, arricchendo la galleria di personaggi del verde e vivaisti speciali di piante insolite. Per Linea Verde, la storica trasmissione della Rete Uno Rai della domenica mattina, con un certo successo, ha dato consigli e fatto da guida tra coltivazioni storiche o balconi fioriti. E' una lettrice compulsiva, rapida, divertita, aperta a ogni genere, dalla biografia al giallo, dal romanzo al racconto breve alle raccolte epistolari. E' felice, arrivata ai suoi settanta, di avere ancora molto, tanto da scoprire tra capolavori e novità della letteratura nazionale e straniera.

Lorenza Foschini

 

Lorenza Foschini è nata a Napoli dove si è laureata in Storia con una tesi sulle finanze del Regno di Napoli sotto Gioacchino Murat. Come giornalista ha lavorato al GR1 diretto da Sergio Zavoli come inviato di cultura. Chiamata al Tg2 da Antonio Ghirelli, è stata tra le prime donne a condurre un telegiornale. Ha seguito come vaticanista Giovanni Paolo II nei suoi viaggi in tutto il mondo. Per la seconda rete diretta da Giovanni Minoli ha curato e condotto il programma "Misteri"andato in onda per molti anni con successo e tanti altri programmi culturali. Per la rete due di Carlo Freccero ha ideato e presentato "Il Filo di Arianna" . Ha lasciato recentemente la rai dopo essere stata Vice direttore di Rai Notte. Ha scritto:" Inchiesta di fine Millennio" Rizzoli, Premio Scanno. "Il Cappotto di Proust" Mondadori. Tradotto in 10 lingue. In prossima uscita:"Zoé. La principessa che incantó Bakunin" Mondadori Ha curato "La Democrazia in trenta lezioni" tratto da un suo programma con Giovanni Sartori, Mondadori. Ha tradotto:"Ballo a Guermantes", una raccolta di inediti proustiani per Studio Thesi. Ha curato: "E se la vita fisse una jam session?", biografia di Renzo Arbore per Rizzoli.

FINALISTI E VINCITORE

della seconda edizione

VINCITORE DEL PREMIO TERRICCIO

Benedetta Craveri

Gli Ultimi Libertini  (Adelphi)

 

«Questo libro» annuncia Benedetta Craveri nella Prefazione «racconta la storia di un gruppo di aristocratici la cui giovinezza coincise con l'ultimo momento di grazia della monarchia francese»: sette personaggi emblematici, scelti non solo per «il carattere romanzesco delle loro avventure e dei loro amori», ma anche (soprattutto, forse) per «la consapevolezza con cui vissero la crisi di quella civiltà di Antico Regime... con lo sguardo rivolto al mondo nuovo che andava nascendo». Sfruttando, infatti, le qualità migliori della loro casta – «la fierezza, il coraggio, l'eleganza dei modi, la cultura, lo spirito, il talento di rendersi gradevoli» –, il duca di Lauzun, il conte e il visconte di Ségur, il duca di Brissac, i conti di Narbonne e di Vaudreuil e il cavaliere di Boufflers non furono soltanto maestri nell'arte di sedurre, ma da veri figli dei Lumi ambirono ad avere un ruolo nei grandi cambiamenti che si preparavano, e dopo il 1789 seppero affrontare le conseguenze delle loro scelte – la povertà, l'esilio, perfino il patibolo – senza mai perdere l'incomparabile panache che li distingueva. A sua volta, con la «grazia somma della cultura, della curiosità, del pensiero, della scrittura magnifica» che le è stata riconosciuta dai critici, e ancor più dai lettori, l'autrice di Amanti e regine percorre queste sette vite parallele fino all'evento in cui tutte convergeranno – la Rivoluzione – e dopo il quale ciascuno degli «ultimi libertini» seguirà il proprio destino.

BENEDETTA CRAVERI Nipote di Benedetto Croce, allieva di Giovanni Macchia, si laurea a Roma in lettere divenendo una delle massime studiose italiane di lingua e letteratura francese, materia che insegnerà prima presso l'Università della Tuscia e, successivamente, presso l'Università degli Studi Suor Orsola Benincasa di Napoli. A Parigi è stata insignita di un riconoscimento prestigioso, quello di "ufficiale" dell'Ordre des Arts et des Lettres e ha collaborato, in qualità di professoressa invitata, con l'Università della Sorbona.Acquista notorietà internazionale come autrice di saggi e monografie sulla vita intellettuale dei salotti francesi che, in età moderna, hanno ruotato attorno alla corte di Versailles. Il successo e la diffusione anche all'estero delle sue opere, in cui spiccano sempre i ruoli femminili, poggia sull'abile connubio di un'esposizione brillante con il rigore della trattazione storica. Profonda conoscitrice del neoclassicismo transalpino del Settecento e dei primi anni dell'Ottocento, ha curato l'edizione italiana dell'opera di André Chénier.Membro dell'Istituto dell'Enciclopedia Italiana, integra l'attività accademica con la partecipazione a programmi radiofonici e televisivi e con la collaborazione alle pagine culturali di prestigiosi quotidiani e periodici internazionali, fra cui La Repubblica, The New York Review of Books e la Revue d'histoire littéraire de la France.



SECONDI CLASSIFICATI

The naming of The Queen

Philippa Gregory

The Taming of The Queen

 

Kateryn Parr, vedova trentenne che intrattiene una relazione segreta con un nuovo amante, non ha scelta quando un uomo abbastanza anziano da poter essere suo padre, e che ha sepolto due spose – Re Enrico VIII – le ordina di sposarlo. Per Kateryn è molto chiaro il pericolo a cui va incontro: la regina precedente era stata sul trono sedici mesi, quella prima appena sei. Ma Enrico adora la sua nuova sposa e la fiducia di Kateryn nel Re aumenta quando lei entra a far parte della famiglia reale, crea un circolo culturale nel cuore della corte e governa il regno da reggente. Eppure, tutto questo basta a tenerla al sicuro? Condottiera di una riforma religiosa e autrice pubblicata, Kateryn è una donna indipendente con un suo pensiero. Ma non riesce a salvare i Protestanti, minacciati a causa della loro fede, e Enrico le rivolge il suo sguardo minaccioso. I sostenitori della chiesa tradizionale e i suoi rivali di potere l’accusano di eresia. La punizione è la messa al rogo in nome del Re… Il romanzo dell’autrice che ha descritto tutte le mogli di Enrico VII è un ritratto intimo dell’ultima: una donna che ha combattuto per la passione, per il potere e per l’istruzione nella corte di un assassino medievale.

 

PHILIPPA GREGORY Nata in Kenya, all'età di due anni si trasferì con la famiglia in Inghilterra.

Ha frequentato e terminato gli studi all'Università del Sussex. Ha lavorato due anni alla radio della BBC, prima di iscriversi all'Università di Edimburgo, dove ha conseguito un dottorato sulla letteratura del XVIII secolo. Si è poi dedicata all'insegnamento nell'Università di Durham, di Teesside e alla Open University. I suoi studi le hanno dato una vasta conoscenza di vari periodi storici, in particolare di quello della dinastia dei Tudor e del XVI secolo, tema centrale dei suoi romanzi più famosi. Il suo libro più noto è senza dubbio L'altra donna del re, pubblicato nel 2001 e dal quale sono stati tratti uno sceneggiato televisivo per la BBC in due puntate e un film. Dai romanzi La regina della Rosa Bianca, La regina della Rosa Rossa e La futura regina, appartenenti alla saga La guerra dei cugini, è nata una serie televisiva prodotta da BBC e Starz chiamata The White Queen, della quale la Gregory è produttrice esecutiva.

Álvaro Enrigue

Morte Improvvisa (Narratori Feltrinelli)

 

“Non è un libro su Caravaggio o Quevedo, ma è un libro con Caravaggio e Quevedo. Loro due, ma anche Cortés e Cuauhtémoc, Galileo e Pio iv. Straordinarie personalità che si affrontano. Tutti intenti a fare sesso, ubriacarsi, scommettere sul nulla. I romanzi distruggono monumenti perché tutti, persino i più casti, sono un po’ pornografici. Non è nemmeno un libro sulla nascita del tennis come sport popolare, per quanto si basi su un’indagine approfondita che ho svolto sull’argomento grazie a una borsa di studio della Public Library di New York, dopo aver pensato e ripensato al ritrovamento di un’informazione affascinante: il primo pittore autenticamente moderno della storia fu anche un abile tennista e un assassino. Nostro fratello.” (Álvaro Enrigue) Un’ingegnosa e divertente incursione nella Roma del Seicento barocco, in bilico fra narrativa e saggistica. Con il tennis come fil rouge.

 

ÁLVARO ENRIGUE è autore di quattro romanzi e due raccolte di racconti.

Con Morte istantanea, uscito in Spagna per Anagrama, si è aggiudicato il premio Herralde nel 2013 e il premio Elena Poniatowska per il romanzo iberoamericano nel 2014. Vive a New York. Feltrinelli ha pubblicato Morte improvvisa (2015).



PREMI SPECIALI

The naming of The Queen

Sibyl von der Schulenburg

Per Cristo e Venezia

 

Nel 1716 il mondo occidentale è minacciato dall’impero ottomano. I potenti d’Europa si muovono per arginare l’ondata islamica che minaccia di conquistare i pascoli cristiani. Il conte Johann Matthias von der Schulenburg, un condottiero tedesco, è chiamato a difendere l’isola veneziana di Corfù, l’estremo avamposto d’Europa, per dare a Eugenio di Savoia il tempo di portare le sue truppe a est. L’amore di due donne, l’orgoglio e l’onore, sono le basi sulle quali il feldmaresciallo von der Schulenburg costruisce la difesa con soli tremila uomini contro quarantamila nemici. In palio ci sono Venezia, l’Europa, la cristianità, e la gloria postuma. Per Cristo e Venezia! è l’urlo di guerra dei soldati del feldmaresciallo nonché il titolo della versione italiana di un romanzo pubblicato per decenni all’estero, in numerose edizioni.

 

SIBYL VON DER SCHULENBURG, è una scrittrice italiana tedesca.

Nel 1995, dopo la scoperta dell'archivio segreto del padre Werner von der Schulenburg, che contiene documenti politici del periodo della seconda guerra mondiale, trascrive, riordina e archivia buona parte dei documenti con firme note quali Adolf Hitler, Rudolf Hess, Benito Mussolini, Alessandro Pavolini, Margherita Sarfatti, Luciana Frassati e altri. Nel 2010 parte di questo archivio confluisce nel suo primo libro, Il Barone, romanzo biografico sulla vita del padre, letterato antinazista. Si è occupata di linguistica cognitiva, psiconarrativa e storia ricevendo numerosi riconoscimenti. Il suo ultimo libro, uscito nel 2015, è Per Cristo e Venezia.

Vito Bianchi

Otranto - Il sultano, la strage, la conquista. 1480

 

Nel 1480 l’impero ottomano era in prepotente espansione verso l’Europa e il Mediterraneo. Sulla sua traiettoria, l’Italia lacerata da congiure e lotte intestine fra le più splendide signorie rinascimentali. In questa storia c’è il sogno di un sultano affascinato dai fasti dell’antichità, che intende riunificare l’impero romano. Ci sono gli interessi della Repubblica di Venezia. Lorenzo il Magnifico, appena scampato alla congiura dei Pazzi. Un ex gran visir caduto in disgrazia. Le mire di dominio sulla Penisola del re di Napoli. Un pontefice che, mentre pensa alla decorazione della Cappella Sistina, briga per favorire i propri nipoti. Condottieri al servizio del miglior offerente, il coraggio dei Cavalieri di Rodi. Un grandioso mosaico che profetizza l’avvento del Male.

 

VITO BIANCHI, archeologo e scrittore, ha insegnato Archeologia all’Università degli Studi di Bari.

Dedica buona parte dei suoi studi alle relazioni culturali, politiche e religiose fra l’Europa, il Mediterraneo e l’Oriente. Ha firmato per la collana “Medioevo Dossier” le monografie Il castello. Un’invenzione del Medioevo (2001) e L’Islam in Italia (2002) e ha pubblicato, tra l’altro: Sud e Islam. Una storia reciproca (2003); Viaggio tra i misteri. Culti orientali e riti segreti lungo l’antica via Traiana (2010); Dracula. Una storia vera (2011); Bari, la Puglia e Venezia (2013); Bari, la Puglia e l’islam (2014); Bari, la Puglia e la Francia (2015).

IL CASTELLO

Nel territorio collinare di Castellina Marittima la viticoltura risale ai tempi degli Etruschi, che tra l’800 e il 500 avanti Cristo dominavano questo tratto di Toscana dediti soprattutto all’estrazione mineraria, come testimoniano numerosi reperti archeologici rinvenuti nella proprietà, ma è al Medioevo che ci riportano le rovine del castello di Doglia, detto del Terriccio. Strategicamente posizionato in cima alle colline, esso aveva funzione di torre di segnalazione e protezione per gli abitanti delle pianure che all’avvistamento delle vele saracene vi accorrevano per trovarvi rifugio.

 

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